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Autore Topic: Diezel Einstein: la recensione.  (Letto 2448 volte)

Offline juanka78

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Diezel Einstein: la recensione.
« il: 11 Febbraio, 2015, 02:20:40 »

Forse non tutti lo sanno ma di Peter Diezel sono da anni un grande estimatore, e questo per varie ragioni. La più importante forse è la “personalità” che questo signore bavarese è riuscito a conferire ai propri amplificatori: a mio giudizio ben pochi costruttori negli ultimi 30/40 anni hanno saputo distinguersi dalla massa dei clonatori/moddatori di ampli storici creando un sound unico, distintivo e facilmente riconoscibile…e non si può negare che Peter Diezel sia da annoverare senz’altro in questa lista elitaria. I suoi ampli, fra loro chiaramente diversi sotto molteplici punti di vista, sono ciò nonostante accomunati da alcuni elementi chiave che hanno reso il suono Diezel un trademark famoso e riconosciuto in tutto il mondo delle 6 corde. La VH4, vero modello flagship dell’azienda, stupisce il mondo da ormai più di vent’anni…ma non è di lei che vorrei parlare oggi, bensì di una creatura più “modesta” e senza dubbio meno universalmente nota: la Diezel Einstein. Parliamo di una testata lanciata durante il NAMM del 2005 ed uscita definitivamente di produzione nel 2012, sostituita dalla più moderna D-Moll, ampli che, a ben guardare, presenta più differenze che similitudini rispetto alla sopracitata Einstein. Il nome non deriva, come si sarebbe portati a pensare, dall’amore per uno dei personaggi più influenti dell’era moderna, il padre della teoria della relatività, ma da quello, non meno rispettabile, per…un cane, quello del Sig. Diezel ovviamente. Le 4 piccole zampine stilizzate sul pannello frontale lasciano poco spazio ai dubbi su questo punto... :mrgreen:

A livello tecnico parliamo di un amplificatore piuttosto spartano, almeno rispetto allo standard Diezel: 2 “soli” canali di preamplificazione, uno dei quali a stadi di guadagno sommabili e articolato in 3 modalità distinte (Clean, Texas e Mega), 2 loop (uno seriale e uno parallelo), 2 master volume, presence e depth…punto. Niente midi, niente 4 canali, niente millemila loop, lucine e switchettini vari, niente midcut, insomma nessuna delle diavolerie moderne che hanno contribuito a fare della versatilità stellare uno dei tratti distintivi degli amplificatori marchiati Diezel. In realtà la Einstein è stata espressamente pensata come testata a 2 canali: uno ritmico, che va dal pulito al crunch metal, e uno solistico, per avere lead liquidi e compressi al punto giusto. La selezione dei 2 canali (e del secondo master volume) si fa tramite footswitch, mentre la selezione delle 3 modalità del canale ritmico è stata interamente delegata (almeno nel progetto originario) alla levettina presente sul pannallo frontale. Questo aspetto in particolare ha generato fin dal principio un vespaio di critiche che francamente non ho mai capito: voglio dire, cosa c’è di più comodo che avere un canale ritmico plasmabile a piacere (sia a livello di gain che di EQ) e un canale solistico completamente indipendente??? Ad ogni modo, il precedente proprietario dell’esemplare in mio possesso doveva evidentemente condividere la linea di pensiero dei più dato che ha fatto implementare sull’ampli la ben nota modifica di Mantovani, grazie alla quale è possibile controllare tramite un footswitch custom prodotto dallo stesso Mantovani non solo il cambio canale e il doppio master volume ma anche le 3 modalità del primo canale. Sinceramente…potevo anche farne a meno, ma già che c’è schifo non mi fa: gli sbalzi di volume sono contenuti e sono tranquillamente gestibili col volume della chitarra e se non bastasse c’è pure il doppio master. Nel finale troviamo 4 belle EL34, ma volendo la Einy (per gli amici) permette la massima sperimentazione: non solo accetta senza problemi tutte le valvole finali più note, ma è possibile addirittura mischiare coppie di finali diverse…bella trovata, non c’è che dire.

Veniamo ora alla parte più importante: i suoni! Come suona ‘sta bestiola? Come forse molti di voi sapranno, essendo già più che coperto per i suoni più “classici” con la splendida M-Zero Overdrive, ero alla ricerca di una testata moderna ma non troppo, qualcosa insomma che mi potesse dare all’occorrenza gain elevato e bassi poderosi senza però sconfinare in suoni troppo estremi o eccessivamente scavati, che molto semplicemente non saprei come usare. Della Einstein conservavo un ottimo ricordo, relativo ad una prova di parecchi anni fa, e ripensandoci mi è sembrata perfetta per quello che avevo in mente questa volta: un ampli complementare alla M-Zero, moderno ma senza eccessi e soprattutto senza troppi fronzoli, dato che ultimamente sto sempre più apprezzando doti come la semplicità e l’essenzialità. Ma veniamo finalmente ai suoni.

Canale 1, modalità Clean.

Qui ci sono abbastanza rimasto! Me lo ricordavo discreto e invece è davvero un bel pulito, probabilmente il migliore che abbia sentito in un moderno ampli multicanale. Liscio e vellutato, con un attacco morbido senza dimenticare un filo di sparkling, che non guasta mai. La ricchezza armonica è sicuramente inferiore rispetto a quella, mostruosa, della M-Zero, però il Diezel si difende più che bene offrendo un suono pulito sicuramente di ottimo livello e che, per giunta, digerisce anche molto bene i pedali. Resta davvero clean anche a livelli alti di gain e volume: per avere un minimo di saturazione sono d’obbligo gli humbucker. Con la semi-acustica è davvero mortale per fare jazz…ad esserne capaci… #-o

Canale 1, modalità Texas.

Sarebbe il crunch “old school”, almeno nelle intenzioni del costruttore; in realtà l’obiettivo viene centrato solo in parte…e non potrebbe essere altrimenti. Questo è un ampli di concezione moderna e, anche qui, la cosa si fa sentire: sui cosiddetti suoni “edge” la Einy soffre un po’, si vede che non è il suo pane, è troppo scuretta e grossa in gamma bassa per rendere al meglio. Il compitino lo fa, ma appare evidente che manca la complessità armonica e la “croccantezza” di un amplificatore vintage. Salendo col gain invece le cose cambiano e la testa butta fuori un bel crunchone prepotente, molto anni ’80, aggressivo al punto giusto e nel complesso davvero ben riuscito…il capello cotonato è dietro l’angolo. Unica accortezza: dosare con attenzione il Depth…per certi suoni meglio tenerlo basso.

Canale 1, modalità Mega.

Il trademark di casa Diezel, il suond che ha reso così noti e ricercati i prodotti di Peter. La saturazione a disposizione è davvero tanta e la pasta è grossa, cattiva e molto ben bilanciata: qui la vena del vecchio moddatore di Marshall è decisamente evidente. La compressione sicuramente c’è ma non è per nulla opprimente e le armoniche vengono fuori che è un piacere. Si spazia dall’hard rock al metal con facilità e gli stoppati a tratti possono quasi far paura. Il gain, come dicevo, è tale che andando oltre ore 15 si entra già tranquillamente in territorio lead…anzi, da quello che so molti preferiscono usare proprio questo suono per il lead in quanto meno compresso di quello ottenibile dal canale lead vero e proprio. Qui l’accortezza è: sapere dosare con intelligenza le medie e il presence. Questi 2 controlli da soli sono in grado di cambiare la natura della distorsione, rendendola di volta in volta più adatta ad un contesto hard rock classico o ad uno più metallaro. In entrambi i casi una vera goduria, specie ad alti volumi.

Canale 2, Lead.

Qui si va nell’iperuranio del gain. E’ un lead che chiaramente sta all’estremo opposto rispetto a quello offerto dalla M-Zero: liquido, corposo, abbastanza compresso, vellutato e con bassi killer. L’attacco è piuttosto morbido ma riesce comunque a dare delle discrete frustate, a patto di dargli volume sufficiente. In sostanza, questo è il canale pensato per i suoni veramente moderni…e anche qui direi che l’obiettivo originario è stato centrato solo in parte: quello che ne è venuto fuori è un suono sicuramente high gain (anzi, forse di guadagno ce n’è pure troppo) ma non estremo e scavato come quello che è possibile trovare su una Herbert, tanto per fare un esempio. Direi che siamo più in territorio “Marshall iper-dopato”… :wink: Le ritmiche in stile Alice in Chains che tanto amo sono tutte lì, a portata di…plettro, ma non è tutto: più in generale, tutto il sound del metal vecchia scuola è ottenibile senza troppi sforzi. Ci si ferma forse giusto al confine dei generi più estremi, ma, come dicevo, non tanto per la quantità di guadagno quanto per la pasta della distorsione: anche coi medi a zero con la Einstein è impossibile fare quei “buchi” in gamma media tipici, ad esempio, di una Rectifier. La cosa, inutile ribadirlo, non mi dispiace affatto… :wink:

Concludendo, la Einstein è, a mio modo di vedere, una testata eccellente, perfetta per chi è alla ricerca di un ampli senza fronzoli e dal suono moderno ma che non disdegna, ogni tanto, una capatina in territori più miti. I suoi punti di forza sono senza dubbio la versatilità, la praticità di utilizzo, la presenza di un clean non comune in amplificatori di questo tipo, la qualità delle saturazioni (specie quelle ad alto guadagno) e, più in generale, la capacità di offrire all’utilizzatore dei suoni “preconfezionati” di assoluto valore, che non necessitano di intervento alcuno per, eventualmente, finire su una traccia registrata. Fra i difetti citerei una certa tendenza allo “scuretto”, che potrebbe causare problemi ad uscire dal mix se non si azzecca la giusta regolazione, e una reattività dinamica non ai livelli di altri tipi di amplificatori…ma lì sarebbe davvero volere l’impossibile... :mrgreen:

Una fotina (non proprio di eccelsa qualità):

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Offline Roberto

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Re:Diezel Einstein: la recensione.
« Risposta #1 il: 11 Febbraio, 2015, 13:52:05 »
Grazie della recensione, dettagliatissima e molto accurata!
Vista la caratteristica delle medie, credo possa piacermi parecchio.
Con quali chitarre hai fatto le prove?
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Offline juanka78

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Re:Diezel Einstein: la recensione.
« Risposta #2 il: 11 Febbraio, 2015, 14:18:55 »
Per ora 2: la mia Hamer Monaco Elite e una Yamaha SG coi P90.
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Offline GIULIO

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Re:Diezel Einstein: la recensione.
« Risposta #3 il: 11 Febbraio, 2015, 18:55:52 »
Prima o poi una Diezel me la devo fare... poco da fare!!!

Einstein, il cane di Peter l'ho conosciuto quando andai al loro lab!!! :mrgreen:
Grazie a lui se quell'ampli si chiama così...

Qui ventum seminabunt et turbinem metent


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Offline juanka78

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Re:Diezel Einstein: la recensione.
« Risposta #4 il: 11 Febbraio, 2015, 22:47:12 »

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Prima o poi una Diezel me la devo fare... poco da fare!!!

Einstein, il cane di Peter l'ho conosciuto quando andai al loro lab!!! :mrgreen:
Grazie a lui se quell'ampli si chiama così...

Beh, vista la GAS da Diezel che hai mi stupisce che tu non l'abbia ancora fatto...
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Offline Roberto

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Re:Diezel Einstein: la recensione.
« Risposta #5 il: 21 Febbraio, 2015, 15:46:46 »
Hai avuto modo di fare qualche sample?

Avevo modificato un SP77 ispirandomi a Diezel, anni fa, ed avevo proprio modificato il clean per dargli un suono analogo al texas di cui parlavi.

Il lead era in stile Diezel, ma con più alti ed un'eq finale in stile recto.
Mi piacerebbe sapere dov'è finito ora...
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Offline juanka78

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Re:Diezel Einstein: la recensione.
« Risposta #6 il: 21 Febbraio, 2015, 19:05:19 »
Ancora no, vedremo in futuro...
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Offline GIULIO

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Re:Diezel Einstein: la recensione.
« Risposta #7 il: 22 Febbraio, 2015, 12:18:46 »
Eh si, prima o poi ce la dovrai far sentire!!!
Qui ventum seminabunt et turbinem metent


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