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Autore Topic: Marshall PLEXI: storia dei 100W Marshall più famosi della storia della musica  (Letto 23124 volte)

Offline Tone Anderson

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La presente vuole essere una dispensa che raduna e descrive in ordine cronologico tutte le caratteristiche maggiormente significative e le variazioni sia circuitali (quindi sonore) , che estetiche, degli amplificatori 100W Marshall nella loro era più celebrata, a partire dalla nascita avvenuta nel 1965.

Per “era più celebrata” ci si riferisce alla fine degli anni ‘60.
Epoca grazie alla quale tali amplificatori sono entrati indissolubilmente a far parte della storia del rock, al punto da ispirare nei decenni successivi, centinaia di ampli dalla stessa filosofia (il famoso “British Crunch”), numerose reissue, ed altrettanto numerose repliche.
Mettetevi seduti comodi perché il viaggio non sarà per nulla breve, ma se siete interessati all’argomento ed avrete la costanza di leggere attentamente, il gioco varrà senza dubbio la candela ;-)

Breve preambolo: lo scopo della presente dispensa è di mettere ordine nella tanta confusione che si legge in rete. Si intende rischiarare le idee a chi sente parlare di Plexi, ha in testa i suoni rock “leggendari”  e ha presente il logo Marshall, la testata con 4 ingressi, i guitar hero che hanno usato questo brand, ma non capisce esattamente di che modelli di ampli si stia parlando quando vengono menzionati.

Infatti, PLEXI non è un modello di amplificatore: un modello Marshall di nome PLEXI non è mai esistito!

In rete si legge spesso “il mio Marshall plexi”, ma non significa nulla in sé…..”PLEXI” è solo un nomignolo affibbiato a tutti i diversi modelli (non sono pochi) di amplificatori Marshall prodotti tra il 1962 e l’Agosto 1969, in quanto essi avevano il pannello anteriore in plexiglass.
In realtà il vero nome del modello, che indica l’ampli di cui si parla, è un altro: JTM, JMP, Superlead, Superbass, P.A., Lead and Bass, Organ, ed altri...sono tutti esteticamente simili (con i 4 o 8 ingressi per chitarra sul frontale), ma sono modelli diversi, con diverse caratteristiche, e suoni differenti.

La confusione nasce dal fatto che lo stesso modello (ad es. un Marshall mod. JMP Superlead) esiste sia con frontale in plexiglass se prodotto antecedentemente all’Agosto 1969, oppure in alluminio (ed in tal caso il nickname usato dovrebbe passare da “plexi” a “metal panel”) se prodotto in seguito a tale data.


Fig: plexi panel

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Fig: metal panel
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Per questo motivo, “Plexi” in sé non identifica alcunché di particolare, se non un Marshall di qualunque modello prodotto pre-Agosto 1969: il fatto che in molti tendano a chiamare indifferentemente “Plexi” qualsiasi Marshall con 4 ingressi, porta dunque ad una notevole confusione e disinformazione.

Dato che pero’ lo stesso modello di amplificatore subirà diverse variazioni circuitali tra le diverse annate e addirittura tra diversi mesi, allo stesso tempo diventa utile anche indicare l’era costruttiva per capire meglio con che cosa si ha a che fare!
D’altronde, se esistono diversi esperti riconosciuti i quali conoscono a menadito la filettatura delle viti delle Fender Stratocaster a partire dal 1954 fino al 1979, in quanto chitarre drasticamente diverse tra loro, perché non fare un po’ di chiarezza anche in campo amplificatori, dove le differenze sia di suono che estetiche sono altrettanto notevoli?




Breve introduzione storica

Jim Marshall, batterista, apre il suo primo piccolo negozio nel 1962, cercando di costruire amplificatori ricalcanti il circuito del Fender Bassman, all’epoca uno dei modelli più desiderati (e anche uno dei pochi di alto livello disponibili). Fortunatamente per lui e per noi, non riesce a ricrearlo identico : ciò, dovuto ad una serie di motivi, in primis la diversa reperibilità di componentistica tra il mercato UK e quello USA (ricordiamo che Fender è americana).

In estrema sintesi, al posto delle 6L6 come valvole finali, egli utilizza le KT66, in più inserisce qualche altro cambio “di compensazione”: ecco nascere il primo ampli Marshall della storia, il JTM-45 ancora famoso oggi.
Come riferimento, il Beano Album di Eric Clapton, è stato inciso proprio con un JTM-45 (e una Les Paul Standard del 1960).

Questo ampli subisce, dal 1962 al 1966, una serie di evoluzioni più o meno significative, pur restando di base comunque lo stesso identico progetto.
Noi qui non le affronteremo in quanto parliamo solo di 100W.  Il JTM45 è invece un ampli con sole due valvole finali e non quattro, dunque classificabile come 50W (in effetti il suffisso “45” sta li per qualcosa).





1965

Balziamo dunque dal 1962 al 1965: in quell’ anno qualcosa cambia nella musica britannica, dal pop e blues tradizionali, qualcuno aveva iniziato ad osare un po’ di più, ad esempio vennero  sperimentati i primi distorsori (I Kinks ottennero quell’ effetto mediante un cono della cassa squarciato col taglierino).
In generale le sonorità iniziavano a farsi più aggressive,  ma soprattutto il volume inizio’ ad alzarsi parecchio: ora la chitarra non era più solo uno strumento di accompagnamento, ma iniziava a chiedere il suo spazio, sconfinando in territori solistici e (sacrilegio!) addirittura mettendo in ombra la voce, in certe parti.

Nascono quindi i primissimi costruttori di effetti a pedale, e i chitarristi chiedono sempre maggiore potenza e incisività sul palco per il proprio suono: fu cosi, che in quell’anno, un certo Sig. Pete Townshend, in forza ai THE WHO, si reca dal negozietto di Jim Marshall, prova un po’ di ampli e dice qualcosa del tipo “belli, ma non si possono fare piu’ potenti?”:  e fu l’inizio..

A breve infatti, Jim si occupo’ di sviluppare il primo prototipo di JTM-45 “ingrandito”: egli pensò  che in fin dei conti era semplice, almeno concettualmente: “metto  4 valvole finali al posto di 2, i trasformatori piu’ grossi, e il gioco è fatto”: difatti cosi fece.  L’unico problema fu che i trasformatori disponibili in commercio all’epoca (RS components e Drake) non reggevano potenze cosi superiori , dunque tendevano a saltare spesso e volentieri quando si alzava troppo il volume.

L’illuminazione di Jim Marshall (le cose migliori sono sempre le piu semplici) fu quella di usare due trasformatori di uscita al posto di uno, dunque ogni trasformatore si limitava ad occuparsi di due valvole ciascuno, in maniera tale da alleggerire il rispettivo carico di lavoro.
I trasformatori di alimentazione vennero rinchiusi nel cosiddetto “military casing”, assomigliante a una specie di cassaforte:

1965 JTM 45/100 Dual OT
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Questi amplificatori, definibili quasi come prototipi, vennero costruiti sotto forma di pochi esemplari per pochi mesi, ed oggi sono quasi introvabili: di fatto sono i primi Marshall da 100W esistenti, e il buon Townshend ebbe il suo bel da fare per devastarne le relative casse sul palco, tra volumi allucinanti e tele di cabinet perforate con la paletta della sua SG Special… ma questa è un'altra storia!








1966

Arriviamo al 1966: finalmente il mercato di massa mette a disposizione dei trasformatori piu’ robusti, performanti, ed affidabili, in grado di raggiungere potenze  superiori ai 40/50W nominali: ecco che a inizio anno viene costruito da Marshall il primissimo 100W con singolo trasformatore di uscita.
Si tratta del Drake 1202-84, il cui primario misura 4Kohm. Il volume non è quindi altissimo come gli ampli dell’era successiva (primario a 1.75kohm). In effetti, il wattaggio RMS effettivo sembra attestarsi intorno ai 70-80W. In compenso, il suono è ricchissimo di armoniche, tridimensionale e rotondo ma anche aperto allo stesso tempo. E’ blues ma senza essere votato spiccatamente a questo genere come nel fratello minore JTM45, grazie alla maggior headroom e reattività, quindi molto bilanciato nel complesso.


Fig: Drake 1202-84
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Il pannello, in plexiglass, reca per la prima volta in alcuni casi la scritta “JTM”, e non più solo la precedente scritta “JTM 45”. Trasformatori quindi DRAKE per quello di uscita, mentre restano ancora RS components per l’alimentazione.

Settembre: dopo pochi mesi, il trasformatore di alimentazione cambia e diventa anch’esso Drake, il  1204-43: qui i voltaggi dell’ampli crescono considerevolmente, ed arrivano a 560V, in alcuni esemplari si sfiorano addirittura i 600V: per un ampli di quasi 50 anni fa,  a pensarci, è un aspetto piuttosto impressionante e fa riflettere su come in generale fossero piu’robusti e sovradimensionati i componenti rispetto alla media di quelli disponibili oggi. Basta provare a usare un quartetto di KT66 moderne con un voltaggio del genere e vedere quanto sopravvivranno, prima di contorcersi tra atroci sofferenze e redplating… 

Difatti, è importante precisare che il tipo di valvola usata da Marshall fino alla fine di quest’anno resta sempre e soltanto la KT66. Dobbiamo aspettare il 1967, quando la disponibilità sul mercato di KT66 in Inghilterra cala, per vedere i primi modelli con EL34.

Il choke è un Radiospares che più tardi diventa Drake, ed Il filtraggio dell’ampli è estremamente basso..32uf mains, 16uf screens, 16uf o 20uf preamp, 32uf Phase Inverter. Il  che aiuta a restituire un feel morbido e rotondo, estremamente naturale. Anche le armoniche si moltiplicano, su tutto lo spettro delle frequenze, insieme a sfumature timbriche in abbondanza: dall’altro lato pero’, l’ampli spinto in condizioni limite (alti volumi) diventa anche molto instabile e facilmente tendente al feedback nonché alla saturazione delle basse frequenze, effetto senza dubbio pittoresco, ma non sempre desiderabile per tutti i generi musicali. Frequente è infatti l’utilizzo dei bassi con pomelli a zero quando l’ampli è a volumi e guadagni elevati, proprio per controbilanciare tale peculiarità.

Questo modello di JTM, conosciuto come JTM 45/100 (proprio perché il pannello reca la sigla JTM come il fratellino minore, ma l’ampli è considerabile un 100W per via del quartetto di finali), con entrambi i trasformatori Drake, è diventato molto famoso, in quanto usato da Jimi Hendrix a Monterey (esistono foto anche interne le quali mostrano una modifica al tone stack, di tipo lead). Il pannello posteriore reca inoltre la scritta “SUPER 100 AMPLIFIER”, difatti verrà in seguito  nicknamato “Super Amp”.

La sua caratteristica più desiderabile è di avere sia un gran clean che un gran crunch, sempre grosso e mai aspro, tutto sfruttabile dal pot volume della chitarra, e con un ampissimo range dinamico.

Clip:






Fig: JTM 45 / 100
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Fig: JTM 45 / 100 – chassis (65 è un refuso, l’anno corretto è il 66)
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Oltre a Jimi Hendrix, un altro utilizzatore molto famoso di questo modello fu Clapton con i Cream, nell’album “Fresh Cream” e nei live successivi. Fino al 1967, in cui passo’ a un modello JMP.
Malcolm Young degli AC/DC ed Eric Johnson sono inoltre soliti scegliere questo modello per le parti ritmiche.
Quest’ampli è stato ricreato e clonato da: Marshall (100JH), Germino amps (Monterey), Metropoulos Amplification (45/100), Wallace amps (BKW 45/100), ed altri. I voltaggi tuttavia sono ridotti e resi inferiori a 500V per permettere di usare valvole moderne senza avere problemi di affidabilità.

Il 1966 è inoltre l’anno dove il range di amplificatori Marshall disponibili si amplia per la prima volta, introducendo il concetto di singoli modelli , ottimizzati per differenti tipi di strumento.
Infatti fino a quel momento, oltre al modello di “taglia piccola”, il JTM45 (ricordiamo, nato originariamente per basso- ispirato al Fender Bassman- anche se poi entrambi divennero famosi per l’uso con chitarra), la gamma metteva a disposizione solamente un unico modello di taglia “grossa” da 100W:  quindi era disponibile solamente  l’ampli potente o quello meno potente, e non veniva fatta nessuna classificazione tra versioni lead per chitarra o versioni bass.

Da ora invece, Jim introduce anche versioni degli ampli con Tremolo ed altre a 8 ingressi denominate P.A. , progettate per l’uso di diversi strumenti contemporaneamente (ad esempio basso, chitarra, organo, e voce). Il 99% del circuito degli amplificatori P.A. è identico agli altri amplificatori, salvo per una board aggiuntiva collegata alla principale e munita di un mixer ed una valvola di preamp in piu’ (4 invece di 3), grazie ai quali è consentito il raddoppio degli ingressi.

Fig. JTM 45/100 P.A.
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Esse sono immediatamente riconoscibili in primis dal pannello frontale dei controlli più largo, in quanto disegnato per ospitare ben 4 ingressi aggiuntivi (8 in totale). Inoltre, al posto del logo “JTM45” troviamo  “JTM100”, più una curiosa discrepanza: la scritta MK5 sul pannello frontale, MK3 sul retro.
Il pannello posteriore, inoltre riporta il logo “Super PA Amplifier”, dunque sostituendo “100” con “PA”.

Paul Kossoff dei Free usò spesso e volentieri dal vivo queste testate Marshall in versione P.A.
Perfino Hendrix lo adotta in sala di incisione, utilizzandolo per i singoli di “Are you experienced”“Hey joe” e “The wind cries Mary”.

Il suono clean di questi amplificatori nella loro forma stock è tra i più belli e completi di tutta la gamma Marshall.
Con una stratocaster palettona del periodo CBS, il classico suono delle parti di “Are you experienced?” in clean appena increspato pare essere quello giusto:


In aggiunta ai PA, una nuova versione Tremolo fa bella mostra nella gamma di prodotti disponibili.
In questo modello, il pannello frontale presenta in più i controlli di “speed” ed “intensity”. Esattamente come nel caso dei PA, la circuitistica addizionale viene montata su una board aggiuntiva di fianco alla principale, e sfrutta una valvola di preamp in piu’.













1967

Febbraio: il trasformatore di uscita cambia ancora e passa al DRAKE 1202-119, cambio contemporaneo all’introduzione delle EL34, che rimpiazzeranno per sempre le KT66, a causa dei loro problemi di reperibilità sul mercato UK.  Il primario scende a 1.75kohm, l’efficienza ed il volume sprigionato salgono.
Il filtraggio è identico all’anno precedente, bassissimo, e il pannello reca sempre la scritta JTM. Nei due/tre mesi successivi invece, il filtraggio subisce qualche lieve variazione, e intorno a Maggio nascono i primi modelli Superlead e Superbass.
Qui cambia anche il trasformatore di alimentazione, e diventa il DRAKE 1202-80: con questo nuovo Drake, il voltaggio si abbassa. Ora scendiamo intorno ai 480-490V, necessari per gestire al meglio le EL34, che, ricordiamo, sopportano voltaggi inferiori rispetto alle KT66 prima di andare in crisi.

Il pannello frontale, ancora in plexiglass ovviamente, reca ancora la scritta JTM, ma...il logo, invece di essere nero su sfondo trasparente come prima, è trasparente su sfondo nero. Particolarità, questa, che dura solo per pochi mesi, e che gli fa guadagnare il nickname “Black Flag”(Bandiera nera).


Fig: JTM Black Flag (logo)
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Tale discrepanza, unita ad una circuiteria indiscutibilmente ibrida e di transizione fra i precedenti JTM ed i successivi JMP che arriveranno solamente dopo , fa si che gli ampli prodotti in questo breve lasso di tempo siano considerati dei “meticci” ossia degli incroci tra i primi e i secondi.

I numeri seriali sono della classe 10000, ossia 10xxx. 

NOTA: i numeri seriali di tutti i Marshall “Plexi” non seguono del tutto strettamente la cronologia degli amplificatori, quindi ad esempio un ampli con S/N 10351 puo’ essere antecedente ad un altro con seriale S/N 10350! Questo in quanto i pannelli posteriori in plexiglass con seriale venivano acquistati e montati separatamente.



La prima differenziazione tra la versione Superlead (pensata per chitarra) e Superbass (pensata per basso) risiede solamente nella presenza, o meno, di un condensatore da 5000pf sul potenziometro del volume del canale 1. Tale cap venne in seguito chiamato diffusamente “Bright cap” per via dell’intuibile compito: l’enfasi delle frequenze medio-alte allo scopo di far risaltare la chitarra meglio nel mix degli strumenti. La rimozione di questo capacitore, o il cambio del suo valore, è una modifica molto diffusa negli ampli degli anni ‘70 e successivi, allo scopo di avvicinarsi al timbro piu’ robusto e scuro dei loro predecessori, meno presente ed aggressivo sulle alte frequenze. Ovviamente, la pasta sonora degli ampli del 67 è diversa dai postecedenti per parecchi  ulteriori motivi, e quindi un bright cap su questi ultimi non risulta mai fastidioso, ma sempre ben bilanciato.

Il Black Flag è famoso per essere stato usato da Jimi Hendrix nelle registrazioni di “Axis: Bold as Love”, sulle parti crunch.
Anche Paul Kossoff dei Free era solito usarlo dal vivo (es: Isola di Wight 1970), mentre in tempi moderni si segnala  Eric Johnson.

Circuitalmente, il filtraggio resta comunque molto basso come nel 1966 (e quindi l’ampli resta reattivo, morbido e naturale sotto le mani, pur possedendo una gran botta) ma, forse per compensare problemi di ghosting dovuti proprio a questa caratteristica (il ghosting è un fenomeno sgradevole di doppie note dissonanti tra loro, frequente sulla parte alta della tastiera, che il filtraggio basso rende piu’ evidenti), viene introdotta una doppia rettificazione a diodi, al posto della precedente rettificazione singola.
Questo ha l’effetto secondario di cambiare la dinamica e di velocizzare la reattività dell’ampli, rendendola estremamente particolare e molto caratteristica. Inoltre il suono, con le EL34, diventa meno bilanciato sulla gamma, meno grosso, e meno trasparente sulle alte, bensì piu’ nasale, più focalizzato sulle medio-alte.

Per la prima volta un amplificatore che quindi strizza l’occhio anche ai suoni solistici, pur con una notevole complessità armonica anche in fase ritmica. Sentiamo un esempio con single coil:


Ed uno con humbucker:
(il possessore lo descrive come 68, ma è un ampli del 67)


Ad oggi non ci sono reissue o repliche note di questo modello. Sembra che ciò sia dovuto alla scarsa gestibilità del basso filtraggio.

A Luglio, lo chassis, che finora era sempre stato in alluminio (ritenuto dai puristi meno intrusivo sui campi elettromagnetici dell’amplificatore, e quindi timbricamente piu’ trasparente e aperto), diventa in acciaio, per meglio sopportare il peso dei grossi trasformatori senza piegarsi.



Settembre: la storia del rock cambia per sempre: nasce il primo JMP (Jim Marshall Products).

Il trasformatore di uscita passa dal Drake 1202-119 al DRAKE 1202-132: sostanzialmente i due modelli sono identici, ma per la prima volta viene aggiunta un’uscita a 4 ohm (nel  1202-119 c’erano 16 ohm, 8 ohm, ed un uscita di linea a 100V).
In questo brevissimo lasso di tempo di circa un mese, ciò che cambia oltre a questo nuovo trasformatore è solamente la scritta sul pannello frontale: non vediamo più infatti JTM, ma JMP. In realtà l’ampli rimane circuitalmente al 100% un “Black Flag” con doppia rettificazione.

Ottobre: avviene da subito un primo,  grosso, cambiamento circuitale: la rettificazione a diodi ritorna da doppia a singola, di conseguenza il suono si comprime e si incattivisce un po’, diventando leggermente più a fuoco. Il secondo cambiamento molto importante è sul filtraggio. Viene aumentato rispetto a prima, gli screens restano sempre da 16uf, il preamp è ancora 32uf, ma ci sono ora 50uf sull’alimentazione. La P.I. è da 32uf, durante i tre/quattro mesi successivi avrà un piccolo ulteriore incremento a  40uf e infine a 50uf.

Con il nuovo filtraggio, il feel dell’ampli diventa un po’ piu’ duretto rispetto agli anni precedenti, ma permette di ottenere suoni più carichi senza che siano eccessivamente “sbragati”: a detta di molti, come risposta per generi rock/rock-blues a 360°, questi valori rappresentano il mix ideale tra vecchio e nuovo, in quanto si riesce a dare ottima intelligibilità e definizione alle parti ritmiche senza renderle eccessivamente “intasate” di armoniche e di frequenze, ma allo stesso tempo le parti solistiche restano sufficientemente fluide e mai troppo aspre o staccate,  con note ben legate ed amalgamate fra loro.

Il terzo cambio degno di nota è la reintroduzione di un mixer bypass cap da 560pf sul primo canale, già visto nei JTM 45/100, tuttavia abbandonato durante  il periodo black flag. Suddetto condensatore aiuta a rendere il primo canale più brillante, dunque più adatto a fraseggi di tipo chitarristico.

Questa versione, dal punto di vista circuitale, è dunque la prima vera JMP Marshall. Dura solo due mesi circa prima di cambiare marca di trasformatori, dunque è difficile trovarne sostanzioso materiale.

Eccone alcuni esempi in versione lead: 




E, con stratocaster:




La ricreazione più famosa di questo ampli è il Metroamp 10xxx.

Novembre/Dicembre: in questo breve lasso di tempo avviene un cambio che personalmente reputo più drastico e significativo in assoluto di tutta la storia dei 100W Marshall, lo metto alla pari assieme al cambio di valvole da KT66 a EL34: il passaggio di brand dei trasformatori da DRAKE a DAGNALL.

A partire da questa data, Drake continuerà ad essere usato solo per i modelli a 50W, Dagnall sarà invece lo standard sui 100W (tranne isolati casi nel 1971 e nel 1972, dove Marshall si rivolse ancora a Drake per pochi 100W, ma rappresentano eccezioni e non la norma, si tratta comunque di modelli di trasformatore diversi dal 1967).


NOTA: Ovviamente, in perfetto stile Marshall, possiamo trovare precedenti rimanenze di magazzino (in questo caso trasformatori Drake) usati anche durante i mesi immediatamente successivi, regola questa che vale per tutta la componentistica in generale. Va precisato che si tratta comunque di casi molto sporadici.


Ma cosa cambia tra i due brand di trasformatori?

Possiamo sintetizzarlo cosi: mentre il Drake è classic rock e blues, caldo ma urlante allo stesso tempo, il Dagnall è tremendamente Rock/Hard Rock, ha permesso i primissimi vagiti dell’heavy metal nella fine degli anni 60. Il Drake ha più armoniche pari,  è smussato dolcemente sui bassi e sugli alti, entra prima in saturazione, e colora il suono in maniera più calda, mediosa e sgranata con quelle medie frequenze “vecchie e naturali”. Mentre il Dagnall ha più armoniche dispari, è più diretto, definito, ha più estremi di banda e satura meno,  sembra proprio concepito per  sbucare al meglio in una band ad alti volumi.

Paradossalmente questo è uno dei motivi , oltre ai circuiti leggermente diversi ed alla diversa potenza (che intrinsecamente per natura, su qualunque ampli enfatizza frequenze diverse) per cui le testate Marshall da 50W risultano più colorate sulle medie frequenze rispetto alle sorelle maggiori da 100W, le quali pero’ dalla loro beneficiano di un maggior thump, piu’ dinamica, puliti più profondi e suoni in generale più intellegibili ed aperti.

La differenza si nota anche nelle dimensioni, i Dagnall sono piu’ piccoli, compatti, e leggeri, i Drake sono da 3 pollici o 2 pollici, mentre i Dagnall sono da 1,8 pollici o 1,5 pollici.


Fig: Trasformatori di uscita Drake 1202-132 e Dagnall C1998
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Il dagnall di alimentazione si chiama T2562, e quello di uscita C1998. Arrivano ad Ottobre/Novembre 1967, il pannello ora reca stabilmente la scritta JMP.


Fig: JMP logo
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Fig: JMP Marshall 1968
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Se a qualcuno interessasse anche il 1968 ed il 1969....

..........PLEASE STAY TUNED...........


La presente è di proprietà intellettuale del sottoscritto.
Per citazioni anche parziali del presente articolo, viene richiesto di riferire sempre la fonte.


Fonti:
-Vintageamps.com forum
-Roe Fremstedal “The Evolution of the 100W Circuit: From JTMs to JMP Superleads”
-Michael Doyle “The History of Marshall”
-Amparchives.com
-Harry Shapiro – Caesar Glebbeek “Jimi Hendrix: Electric Gipsy”
-Metroamp.com forum
-Prolungata osservazione (e uso!) di numerosi esemplari.


« Ultima modifica: 20 Dicembre, 2012, 10:21:32 da Tone Anderson »
Ferro azzurro ama Anacott Acciaio!

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Offline GIULIO

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Grazie Tone, questo è davvero un articolo con i fiocchi!!! =D> =D> =D>

Me lo sono già letto tre volte, adesso voglio sapere anche di quelle che vengono dopo il '67!!! =P~ =P~ =P~
Qui ventum seminabunt et turbinem metent


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Offline Alo

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Offline Roberto

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Ho aperto un thread tempo fa su un paio di forum americani, riguardo le caratteristiche costruttive dei trasformatori Marshall raccolte in rete (anche in cirillico). Andre, potrebbe essere interessante ripescarle ed integrarle col tuo aiuto.
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Offline Gluca

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Grande articolo!
A me interessa il '68 per EVH, per il resto non sono un Marshall fan...

Spero davvero che venga letto da tanti, perché in rete c'è una confusione pazzesca tra i modelli.

Offline Gau

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Bellissimo topic!

Offline Marco78

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Non l'ho ancora letto, ma l'ho già salvato tra i preferiti.... la BIBBIA!!! Ora serve la faccina che fa l'inchino.

Offline francè

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Grande!

Offline euga

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Complimenti a TONE ANDERSON! Bellissimo! Potremmo farne anche una versione pdf?

Offline -olaf-

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Bellissimo!  =D>
Complimenti Tone!!

Offline manolesta

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Offline Tone Anderson

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Grazie ragazzi.

Comunque, questa vuole essere una dispensa ma è pubblicata come articolo, proprio perchè si vuole anche incoraggiare uno scambio di opinioni sull'argomento.
Se ci sono domande o commenti!

Cosi poi pubblicheremo a breve il 68 e il 69, gli anni dell hard rock.
Ferro azzurro ama Anacott Acciaio!

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Offline TheWarrior

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I miei piu sinceri complimenti  =D> Sarebbe interessante sentire anche come sono cicciate fuori le famose major , le prime master volume e la jcm 800  :twisted:

Offline Gluca

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La domanda è, tu quale preferisci?

Dai video la "black flag" mi sembra un ampli interessante, per quanto suona strano.
La JTM 45/100 la conoscevo già per i vari cloni, ed è forse il Marshall che per me suona più caldo e rotondo.

Solo un chiarimento: i 100 watt erano tutti rettificati a stato solido?


Offline mareriman

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GRANDIOSO !!! Davvero interessantissimo e illuminante. Complimentoni !!!

 

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