Ti racconto una cosa che mi ha cambiato la testa.
Hai presente quando compri una macchina nuova? Magari una Golf grigia. Esci dal concessionario e improvvisamente vedi Golf grigie ovunque. Ogni due macchine ce n’è una.
Erano lì anche prima. Ma non le vedevi. Perché il tuo cervello non le cercava.
Con la chitarra funziona esattamente uguale. Vedi solo quello che già conosci. Il resto, anche se è davanti ai tuoi occhi, è invisibile.
Conosci la pentatonica di Mi minore? La vedi ovunque. La riconosci in mille canzoni.
Non conosci gli accordi rivolti? Anche se li senti in cento brani, non li riconosci. Per te suonano “normali”.
Non conosci il concetto di tensione e risoluzione? Senti la musica ma non capisci perché certi passaggi ti fanno qualcosa.
Il tuo orecchio sente tutto. Ma la tua mente decodifica solo quello che ha imparato a decodificare.
Il resto passa, ma non lo cogli.
Quando suoni sempre le stesse cose, il sentiero che hai battuto diventa l’unica strada che vedi.
Improvvisi sulla pentatonica? Tutti gli accordi diventano “occasioni per usare la pentatonica”.
Conosci solo le posizioni base degli accordi? Tutte le canzoni diventano “combinazioni di accordi base”.
E intanto, intorno a quel sentiero, c’è una foresta intera di possibilità. Ma tu non la vedi. Perché stai camminando solo lì.
Hai mai notato? Conosci una parola nuova e improvvisamente la senti dire ovunque.
Studi un argomento e improvvisamente vedi connessioni con quello dappertutto.
Impari una nuova competenza e vedi opportunità che prima non esistevano.
Non è il mondo che cambia. È la tua capacità di percepirlo.
E questo significa una cosa importante: ci sono interi mondi attorno a te che non vedi. Non perché non ci siano. Ma perché non hai ancora gli strumenti per riconoscerli.
Ed ecco cosa succede quando impari qualcosa di nuovo. Quando esci dal sentiero familiare.
Improvvisamente vedi cose che erano sempre state lì.
Studi un nuovo modo. E improvvisamente quel brano che ascolti da vent’anni rivela armonie che non avevi mai notato.
Impari un nuovo approccio ritmico. E improvvisamente certi groove che ti sembravano semplici si rivelano complessi e intelligenti.
Approfondisci la teoria di un genere che non conoscevi. E improvvisamente la musica che ascolti tutti i giorni acquista sfumature nuove.
Non sono cambiate le canzoni. Sei cambiato tu.
C’è un momento pericoloso nel percorso: quando pensi di aver capito le cose.
Conosci le scale principali. Sai gli accordi. Sai improvvisare un po’. Ti senti competente.
E lì smetti di esplorare.
Ma quello che conosci è una piccola fetta. Tutto quello che non conosci è invisibile, quindi non sai nemmeno cosa ti stai perdendo.
L’illusione della competenza è il nemico della crescita. Perché ti convince di vedere abbastanza. Quando in realtà sei in una stanza piccola che pensi sia il mondo intero.
Questo è il paradosso. All’inizio non sai quanto non sai. Sei in una stanza piccola e pensi sia il mondo.
Poi impari qualcosa. Apri una porta. E vedi un’altra stanza. Più grande di quella di prima.
Ma adesso vedi anche altre porte che non sapevi esistessero. E ti rendi conto che ce ne sono migliaia.
Più impari, più senti il peso di tutto quello che ancora non sai.
Non è scoraggiante. È liberatorio. Perché significa che c’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire.
Il modo per ampliare quello che vedi è semplice (anche se non facile): studia cose che non sai.
Non quello che già padroneggi con qualche variazione. Cose completamente nuove.
Un genere che non hai mai esplorato. Una tecnica che hai sempre evitato. Un approccio teorico che ti ha sempre intimorito.
All’inizio non capirai niente. Tutto sembrerà strano, estraneo, troppo complesso.
Ma resta lì. Dopo un po’, inizi a vedere. E quando inizi a vedere, non puoi più tornare indietro.
E poi succede qualcosa di pazzesco.
Quel concetto nuovo che hai imparato lo inizi a vedere ovunque. Nelle canzoni che ascolti, nei chitarristi che guardi, persino in cose che hai suonato per anni senza capire.
E ti rendi conto: era sempre stato lì. Tu non lo vedevi.
E pensi: quanto altro c’è che ancora non vedo? Quanti mondi mi sto perdendo?
La risposta è: tanti. Tantissimi.
Ma adesso almeno sai che esistono. E puoi iniziare a cercarli.
Se senti che sei fermo, che giri in tondo, che la chitarra non ti sorprende più, probabilmente è perché stai camminando sempre sullo stesso sentiero.
Esci. Anche solo per provare.
Vedrai cose che non sapevi di non vedere.


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