Stai migliorando o ti racconti che stai migliorando?

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Tommaso - Quello delle mail

C’è una differenza enorme tra muoversi e progredire.

Puoi prendere la chitarra ogni giorno, suonare per un’ora, fare esercizi. Movimento.

Ma se quello che fai oggi è quello che facevi sei mesi fa, non è progresso. È routine.

E la cosa pericolosa è che la routine spesso si traveste da crescita.

Suoni ogni giorno. Quindi ti dici che stai progredendo.

Studi un’ora. Quindi ti dici che stai migliorando.

Hai imparato un nuovo brano. Quindi ti dici che sei cresciuto.

Ma sotto sotto sai che è un trucco. Hai suonato le stesse scale, gli stessi pattern, le stesse cose comode che sai già fare.

Hai studiato sì, ma senza spingerti dove fa male.

Hai imparato un brano, ma simile a quelli che già sai suonare. Niente di veramente nuovo.

Movimento. Non progresso.

L’ego ha una funzione: tenerti al sicuro. E al sicuro significa fare cose che sai già fare.

Quando esci dalla zona di comfort, l’ego si attiva. “È difficile”, “non fa per te”, “non è il momento giusto”.

E ti convince a fare qualcosa di più facile. Che ti dà ancora la sensazione di muoverti, ma senza il rischio di fallire.

Così rimani comodo. E ti racconti che stai facendo progressi.

Hai imparato un nuovo accordo dopo mesi che non studi roba nuova? Sì, è un progresso. Ma piccolo.

Eppure lo ingigantisci. Diventa “ho fatto un passo avanti importante”. Quando in realtà hai fatto il minimo sindacale.

Hai aumentato la velocità di un esercizio di 5 BPM in tre mesi? Tecnicamente è progresso. Ma se in tre mesi potevi fare 30 BPM e ne hai fatti 5, stai sotto-rendendo.

Ma il cervello prende quei 5 BPM e li trasforma in “vedi che sto migliorando”. E ti accontenti.

Cambi un’abitudine piccola e ti senti “una persona nuova”.

Leggi un libro in sei mesi e ti consideri “uno che si forma”.

Vai in palestra tre volte in un mese e pensi di “essere tornato in forma”.

Non sto dicendo che queste cose non contano. Contano. Ma se le ingigantisci per evitare di fare di più, ti stai prendendo in giro.

Perché lo facciamo?

Perché crescere davvero significa diventare qualcuno che non conosci ancora.

E quello fa paura. Tantissima.

Se cresci davvero, non sei più la persona che eri. Hai abitudini diverse, capacità diverse, forse anche valori diversi.

E quel cambiamento è uno spazio vuoto. Non sai chi sarai dall’altra parte.

L’ego preferisce di gran lunga la versione attuale di te, anche se imperfetta, anche se limitata. Almeno la conosce.

Quindi ti convinci di muoverti. Suoni, studi, fai cose. Ma giri intorno a te stesso.

E la cosa pericolosa è che dall’esterno sembra crescita. Anche tu pensi che sia crescita.

Ma se ti fermi e ti chiedi: “Cosa so fare oggi che sei mesi fa non sapevo fare?” e fatichi a rispondere, allora è movimento, non progresso.

Prendi un video di te di un anno fa. Guarda come suonavi.

Ora prendi un video di te oggi.

Differenza significativa? Stai progredendo.

Suoni quasi uguale? Stai girando in tondo.

Non barare. Non dirti “ma certo che è cambiato, ascolta quel piccolo dettaglio”. Sii onesto.

Crescere davvero richiede di fare cose che non vuoi fare.

Affrontare quella tecnica che hai sempre evitato perché è difficile.

Suonare in pubblico anche se hai paura.

Provare un genere che ti spaventa.

Chiedere feedback a qualcuno che sai che ti dirà la verità scomoda.

Tutte cose che l’ego ti dirà di non fare. Perché ti porteranno in territorio sconosciuto.

E proprio lì sta la crescita vera.

Il progresso vero ha un sintomo specifico: il disagio.

Se quello che fai è comodo, sicuro, prevedibile, è movimento.

Se quello che fai ti spaventa un po’, ti mette in difficoltà, ti fa sentire incompetente per un attimo, è progresso.

Il disagio non è il nemico. È il segnale che stai uscendo dalla zona di comfort.

Smetti di prenderti in giro

Quindi onestà. La prossima volta che ti dici “sto migliorando”, chiediti: davvero?

Quello che stai facendo ti porta in territorio sconosciuto? O stai solo ripetendo cose comode con qualche variazione?

Se è la seconda, non importa quanto tempo passi con la chitarra. Non stai crescendo. Ti stai solo muovendo.

E il movimento, da solo, non porta da nessuna parte.

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