Se stai muovendo i primi passi con la chitarra, c’è una buona notizia: con soli 10 accordi aperti puoi suonare un numero enorme di canzoni. Non hai bisogno del barrè, non hai bisogno di anni di pratica prima di fare musica vera. Ti bastano queste posizioni, un po’ di costanza e la voglia di sporcarti le dita.
In questa guida trovi tutto quello che ti serve per tenere lo schema davanti mentre suoni: quale dito mettere su quale corda, quali corde lasciare a vuoto e quali invece non suonare affatto. Leggi la spiegazione una volta, poi stampa (o salva) gli schemi e mettiti a suonare.
Prima di iniziare: un po’ di vocabolario essenziale
Partiamo da due cose che tornano continuamente e che vale la pena chiarire subito.
Notazione italiana e anglosassone. In Italia usiamo Do, Re, Mi, Fa, Sol, La, Si. Nel resto del mondo (e su quasi tutti i siti, le app e i libri di chitarra) si usano le lettere C, D, E, F, G, A, B. La tabella qui sotto è la tua bussola:
| Italiano | Anglosassone |
|---|---|
| Do | C |
| Re | D |
| Mi | E |
| Fa | F |
| Sol | G |
| La | A |
| Si | B |
Poi ci sono due simboli che vedi ovunque. La lettera m dopo il nome di un accordo (come Am o Em) indica un accordo minore: ha un suono più malinconico o scuro rispetto al corrispondente accordo maggiore. Il numero 7 invece indica una settima di dominante: aggiunge una nota extra che dà all’accordo una tensione particolare, molto usata nel blues e nel rock.
Per le corde: la 1ª corda è la più acuta (Mi acuto, la più sottile), la 6ª corda è la più grave (Mi basso, la più spessa).
Come si leggono gli schemi. Immagina di guardare la chitarra in piedi davanti a te: le linee verticali sono le corde, con la 6ª (Mi basso) a sinistra e la 1ª (Mi acuto) a destra; le linee orizzontali sono i tasti, e la riga spessa in alto è il capotasto. Il pallino nero dice dove premere, il numero dentro dice con quale dito: indice = 1, medio = 2, anulare = 3, mignolo = 4. Una x sopra una corda vuol dire che quella corda non va suonata; un cerchietto o vuol dire che suona a vuoto, senza premere nessun tasto.
I 10 accordi aperti: schemi e diteggiature
Eccoli uno per uno, ciascuno con il suo schema.
Do (C)
Tre dita a scaletta, dal 1° al 3° tasto. Non suonare la 6ª corda: parti dalla 5ª verso il basso.
Re (D)
Le tre dita formano un piccolo triangolo sulle corde più sottili. Non suonare la 5ª e la 6ª corda: parti dalla 4ª (a vuoto) verso il basso.
Mi maggiore (E)
Tutte e 6 le corde si suonano. È uno degli accordi più semplici da formare.
Sol (G)
Tutte e 6 le corde si suonano, e le dita stanno lontane fra loro: le prime volte ci vuole un attimo a sistemarle. Esiste anche una versione con quattro dita (aggiungendo il mignolo sulla 2ª corda al 3° tasto) che suona più piena: quando ti sentirai pronto, provala.
La maggiore (A)
Le tre dita stanno tutte sul 2° tasto, in fila. Non suonare la 6ª corda.
La minore (Am)
Non suonare la 6ª corda. Confronta questo accordo con il La maggiore: noterai subito la differenza di colore sonoro.
Mi minore (Em)
Tutte e 6 le corde si suonano. È probabilmente l’accordo più facile in assoluto: solo due dita.
Re minore (Dm)
Non suonare la 5ª e la 6ª corda: parti dalla 4ª (a vuoto) verso il basso.
Mi settima (E7)
Rispetto al Mi maggiore, togli il dito dalla 4ª corda: il risultato è quell’accordo dalle sfumature blues che senti in tantissime canzoni. Tutte e 6 le corde si suonano.
Fa semplificato (F senza barrè completo)
Questo è il più impegnativo del gruppo, ma esiste una versione ridotta accessibile ai principianti: l’indice preme insieme la 1ª e la 2ª corda al 1° tasto, un mini-barrè su due corde sole. Non suonare la 5ª e la 6ª corda. Non è il Fa completo con barrè su sei corde, ma funziona benissimo in moltissimi contesti. Quando vuoi affrontare il barrè vero e proprio, trovi tutto spiegato nell’articolo come fare il barrè: tecnica e segreti per padroneggiarlo.
In che ordine impararli (un percorso ragionevole)
Non c’è un unico ordine giusto, ma ce n’è uno che riduce la frustrazione. L’idea è partire dagli accordi con meno dita e spostarsi progressivamente verso quelli che richiedono più coordinazione.
- Mi minore (Em): solo due dita, suonano tutte le corde: il punto di partenza ideale.
- Mi maggiore (E): aggiungi un dito rispetto all’Em, è immediato.
- Mi settima (E7): quasi uguale al Mi, ti dà subito un suono diverso.
- La minore (Am): forma simile all’E, si impara in pochi minuti.
- La maggiore (A): tre dita in fila, richiede un po’ di precisione.
- Re minore (Dm): la forma è nuova ma molto usata.
- Re maggiore (D): stesso gruppo di corde del Dm, è naturale impararlo subito dopo.
- Sol (G): le dita sono distanti, all’inizio ci vuole un attimo.
- Do (C): richiede un bello stretching della mano, meglio affrontarlo con un po’ di pratica già fatta.
- Fa semplificato (F): il più tecnico del gruppo, ma con il mini-barrè diventa raggiungibile.
Una volta che riesci a formare ognuno di questi accordi con discreta sicurezza, il passo successivo è imparare a cambiarli velocemente uno dopo l’altro. Questo è spesso il vero ostacolo per i principianti: non la singola posizione, ma la transizione. Nell’articolo dedicato al cambio accordi veloce trovi esercizi specifici per rendere le transizioni fluide e automatiche.
Se vuoi seguire un percorso strutturato dall’inizio, il Chitarra Base [Vol.1] – Il Tuo Primo Corso di Chitarra è pensato esattamente per chi parte da zero e vuole costruire basi solide senza perdere tempo: parte proprio dai primi accordi e procede passo per passo.
Accordi facili e accordi semplici: cosa significa davvero in pratica
Quando si parla di accordi “facili” o “semplici” per chitarra, si intende quasi sempre questo stesso gruppo di accordi aperti che hai appena visto. Aperti significa che almeno una corda suona a vuoto, senza essere premuta: questo alleggerisce il lavoro della mano sinistra e rende il suono naturalmente più risonante.
La semplicità, però, è relativa. L’Em ha due dita ed è immediato. Il Do ha tre dita ma richiede uno stretching che all’inizio può sembrare insuperabile. La chiave è non valutare un accordo come “impossibile” prima di averci lavorato qualche giorno. Le dita hanno bisogno di tempo per imparare le posizioni, e il dolore ai polpastrelli nelle prime settimane è normalissimo: passa con la pratica costante.
Un’altra cosa che rende un accordo “semplice” è quante altre canzoni ti permette di suonare. Da questo punto di vista, Sol, Do, Re e Mi minore sono tra i più preziosi in assoluto. Combinandoli in modi diversi si coprono decine di brani in tonalità diversissime.
Il passo successivo: cosa fare con questi accordi
Imparare le posizioni è solo metà del lavoro. L’altra metà è capire come questi accordi si combinano tra loro per formare progressioni che suonano bene insieme. Una delle sequenze più utilizzate in assoluto nella musica pop e rock è quella che ruota intorno a Do, Sol, La minore e Fa, quella che spesso si chiama “giro di Do”. Se vuoi capire come funziona e iniziare a suonare canzoni vere, leggi l’articolo dedicato: il giro di Do: 4 accordi per suonare centinaia di canzoni.
Se invece stai imparando su chitarra acustica o elettrica e vuoi un percorso completo che ti porti dagli accordi aperti alle prime canzoni, dai un’occhiata al Bundle Acoustic Guitar Starter o al Bundle Electric Guitar Starter, a seconda dello strumento che hai tra le mani: sono i percorsi pensati per chi parte da zero su quello strumento.
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Domande frequenti
Quanti accordi devo imparare per iniziare a suonare canzoni?
Con 4-5 accordi aperti puoi già suonare molti brani. Gli accordi Do, Sol, La minore e Re minore (o Re maggiore) coprono da soli un numero sorprendente di canzoni. Non aspettare di conoscerli tutti prima di fare musica: inizia subito a combinare quelli che già conosci.
Quanto tempo ci vuole per imparare questi accordi?
Dipende dalla frequenza con cui ti eserciti, ma con 15-20 minuti al giorno la maggior parte dei principianti riesce a formare tutti e 10 gli accordi in modo accettabile nell’arco di 4-8 settimane. La parte più lenta è automatizzare i cambi, non imparare le singole posizioni.
Perché alcune corde non si suonano in certi accordi?
Per due motivi. A volte la corda a vuoto darebbe una nota che non appartiene all’accordo: nel Re, per esempio, il Mi della 6ª corda stona. Altre volte la nota farebbe parte dell’accordo ma finirebbe nel posto sbagliato: nel Do il Mi della 6ª corda è una nota dell’accordo, ma suonata al basso lo rende più debole e meno pieno. In entrambi i casi la regola pratica è la stessa: si parte dalla corda indicata.
Gli accordi aperti e gli accordi col barrè sono diversi?
Sì, tecnicamente. Gli accordi aperti usano almeno una corda a vuoto e si suonano nelle prime posizioni del manico. Gli accordi col barrè usano l’indice per premere tutte le corde su un tasto, “spostando” la forma dell’accordo lungo il manico. Il barrè è più versatile ma richiede più forza e tecnica: è il passo naturale dopo aver consolidato gli accordi aperti.
Devo studiare la teoria musicale per imparare gli accordi?
No, non è necessaria per iniziare. Puoi imparare le posizioni, suonare canzoni e divertirti anche senza conoscere la teoria. Capire perché un accordo funziona in un certo modo (le note che lo compongono, la sua funzione armonica) diventa utile in una fase successiva, quando vuoi comporre o improvvisare con più consapevolezza.


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