Farci il callo (letteralmente)

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Canazza Tommaso - Quello delle mail

Ti ricordi le prime settimane con la chitarra? Le dita che facevano male, la pelle morbida che si tagliava sulle corde, quel bruciore ogni volta che premevi un barrè.

E tutti ti dicevano: “È normale, devi farci il callo”.

E tu pensavi “ma quanto c***o ci vuole?”. Poi un giorno, senza nemmeno accorgertene, il dolore era sparito. Le dita si erano ispessite, indurite. I calli si erano formati. E quello che prima era insopportabile era diventato normale.

Il callo è una cosa strana. È il modo in cui il corpo risponde al dolore ripetuto. Invece di continuare a soffrire, si adatta. Costruisce una protezione. E quella protezione ti permette di fare cose che prima erano impossibili.

Senza calli, non puoi suonare la chitarra. È così semplice. Devi passare attraverso il dolore per arrivare dall’altra parte.

Ma la cosa interessante è che “farci il callo” funziona anche in senso metaforico.

La prima volta che sbagli davanti a qualcuno, ti senti morire. La seconda volta fa ancora male. La terza un po’ meno. La decima? Alzi le spalle e vai avanti.

La prima volta che qualcuno critica il tuo modo di suonare, ti colpisce duro. Pensi “forse non sono bravo”, “forse non dovrei nemmeno provarci”. La decima volta? Valuti se la critica è costruttiva o no, prendi quello che serve e scarti il resto.

Hai fatto il callo.

La prima volta che passi ore su un esercizio senza riuscirci, ti viene voglia di mollare. Pensi “non ce la farò mai”. Ma dopo averlo vissuto dieci, venti, cento volte, sai che è parte del processo. La frustrazione non sparisce, ma impari a conviverci.

I calli sulle dita non ti rendono insensibile. Senti ancora tutto, solo che non ti fa più male. La stessa pressione che prima ti tagliava la pelle ora è solo pressione.

Non diventi insensibile, diventi resistente.

Il problema è che nessuno vuole passare attraverso il dolore. Tutti vorrebbero avere i calli senza il bruciore delle prime settimane. Ma non funziona così.

Devi suonare con le dita che fanno male. Devi sbagliare davanti a qualcuno e sentirti imbarazzato. Devi essere frustrato e continuare comunque. Perché quello è il prezzo dell’adattamento.

Se molli quando fa male, non fai il callo. Semplice.

E vedo un sacco di gente che molla proprio lì, nel momento in cui fa più male. “La chitarra non fa per me”, “Sono troppo vecchio”, “Non ho talento”. No, semplicemente hai mollato prima di fare il callo.

Ma quando ce l’hai fatta, quando i calli si sono formati, tutto cambia.

Non devi più pensare al dolore. Le dita fanno quello che devono fare. Puoi concentrarti sulla musica, non sulla sofferenza. Puoi suonare per ore senza problemi. Puoi fare barrè, bending, tutto quello che vuoi.

Il callo ti ha dato libertà.

E quando sarà formato, sarai più forte. Più libero. Più capace di fare cose che oggi ti sembrano impossibili.

Il dolore è temporaneo. Il callo è per sempre.

Tommaso Canazza

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