Ti è mai capitato di guardare la chitarra appoggiata nell’angolo e pensare “dovrei suonare” invece di “voglio suonare”?
Quella sensazione di peso. Di obbligo. Di “se non studio oggi sono una merda”. La chitarra che da gioia è diventata un compito da spuntare, una cosa in più nella lista delle cose da fare.
Succede. Anche a chi ama la chitarra più di qualsiasi altra cosa. E se non lo gestisci, rischi di rovinare il rapporto con lo strumento che ami.
All’inizio suonavi per divertimento. Prendevi la chitarra quando ne avevi voglia, suonavi quello che ti piaceva, sperimentavi, ti divertivi.
Poi hai deciso di “prenderla sul serio”. Routine di studio, esercizi tecnici, metronomo, obiettivi. Tutto giusto, tutto necessario per migliorare.
Ma a un certo punto è diventato troppo. Troppa disciplina, troppo “devo”, troppo poco “voglio”. E la gioia è sparita.
Yvette Young dei Covet ha parlato apertamente di questo. Periodi in cui odiava la chitarra, in cui la sentiva come un obbligo. E ha dovuto reimparare a giocarci, a sperimentare senza pressione, a ricordarsi perché aveva iniziato.
Non hai più idee. Suoni meccanicamente, senza creatività, senza emozione. Ti senti in colpa quando non studi, ma non hai voglia di studiare.
Ichika Nito ha periodi in cui pubblica un video al giorno, e periodi in cui sparisce per settimane. Non si forza quando non c’è ispirazione. E quando torna, è sempre incredibile.
A meno che non sia letteralmente il tuo lavoro, la chitarra dovrebbe rimanere una gioia. Un posto dove vai per svagarti, per esprimerti, per sentirti vivo.
Se è diventata un obbligo, stai facendo qualcosa di sbagliato. Non perché sei debole o perché non hai disciplina. Ma perché hai perso l’equilibrio tra crescita e piacere.
La disciplina serve. Ma senza gioia, diventa prigione.
La chitarra è troppo bella per diventare un peso.
Riposati quando serve,
Tommaso Canazza


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