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La storia degli amplificatori mesa boogie

Man, that little thing really boogies!

Ci sono marchi che non hanno bisogno di presentazioni nel mondo della chitarra elettrica. Mesa/Boogie è uno di questi. Basta sentire quel suono denso, compresso, con un gain infinito che spinge le corde verso una distorsione quasi liquida, per capire immediatamente di cosa stiamo parlando. È un sound che ha fatto la storia del rock moderno, del metal, e di tutto ciò che sta nel mezzo.

Ma come nasce un mito? Come si passa da un piccolo garage in California a diventare il punto di riferimento assoluto per generazioni di chitarristi? La storia di Mesa/Boogie è fatta di intuizioni geniali, di artigianato vero, e di una visione sonora che ha anticipato i tempi. Vale davvero la pena raccontarla per bene.

In questo articolo ti porto in un viaggio attraverso i decenni, dalle origini quasi leggendarie fino ai modelli che hanno ridefinito il concetto stesso di amplificazione per chitarra. Pronti? Mettiamo il gain al massimo e partiamo.

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Dal garage di Berkeley al suono di una generazione

Tutto comincia nei primi anni Settanta, in una piccola officina di riparazioni elettroniche a Berkeley, California. Il protagonista si chiama Randall Smith, un tecnico con le mani d’oro e un orecchio fuori dal comune. Smith non era solo un riparatore: era un visionario che capiva il suono prima ancora di capire perché lo capiva.

La svolta arriva quasi per caso. Smith modifica un piccolo amplificatore Fender Princeton per renderlo molto più potente, innestando componenti di un Fender Bassman in quello chassis compatto. Il risultato è sorprendente: un piccolo combo che spara con la potenza di un amplificatore da palco, con un tono che non si era mai sentito prima. Carlos Santana, che all’epoca frequentava quella bottega, rimane letteralmente a bocca aperta. Si dice che urli:

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