Se hai già esplorato il mondo dei cluster voicing con la prima lezione di Supercharge Your Chords, sai già quanto questi accordi possano trasformare radicalmente il tuo modo di suonare. Quegli impasti sonori densi, quei semitoni ravvicinati che creano tensione e colore allo stesso tempo — una volta che li hai sentiti, è difficile tornare indietro. Ma come spesso accade in musica, conoscere una cosa è solo il primo passo: bisogna poi saperla usare davvero.
Elia Garutti, in questa seconda puntata dedicata ai cluster, alza l’asticella. Non si tratta più solo di capire cos’è un cluster voicing e come armonizzare la scala di Re Minore dorico — quello lo diamo per acquisito. Qui si entra nel vivo del lavoro tecnico e musicale: come aggiungere la settima agli accordi, come sviluppare questi voicing su tutti i set di corde, e soprattutto come contestualizzarli in un contesto musicale reale. Insomma, dal concetto alla pratica.
In questo articolo approfondiremo i contenuti della lezione video, aggiungendo considerazioni utili per portare questi esercizi nel tuo studio quotidiano. Che tu stia già lavorando sul corso o stia valutando se farlo, troverai qui spunti concreti per capire quanto questo approccio possa ampliare il tuo vocabolario armonico.
Aggiungere la settima: un piccolo gesto, un grande cambiamento
Il cuore di questa seconda lezione sta in un’idea apparentemente semplice: prendere i cluster che già conosci e aggiungere la settima dell’accordo. Se nella prima puntata avevamo lavorato sulla triadi e sull’armonizzazione della scala dorica di Re Minore, qui si introduce un elemento che cambia sensibilmente il colore di ogni voicing.
Partiamo da un esempio pratico. Il cluster di Re Minore — con le note Mi, Fa, Re al canto e la fondamentale in basso — viene modificato facendo scendere il Re di un tono, alla settima dell’accordo. Il risultato è un suono più aperto, più jazz, più moderno. Questo stesso principio si applica poi sistematicamente a tutti gli accordi della scala: dal cluster di Do (Re, Mi, Do) si scende alla sua settima, dal cluster di Sol si fa lo stesso, e così via lungo tutta l’armonizzazione.
Quello che rende questo esercizio così prezioso non è solo il risultato sonoro, ma il processo mentale che richiede. Stai iniziando a pensare agli accordi in modo funzionale, collegando ogni voicing alla sua struttura armonica sottostante. È un ottimo allenamento per l’orecchio e per la mente musicale.
Il workout sistematico: come allenare questi voicing nel modo giusto
Elia suggerisce un approccio metodico che vale la pena adottare nella propria routine di studio. L’idea è di percorrere tutta la scala con i cluster con settima, uno dopo l’altro, suonandoli in sequenza. Non si tratta di un esercizio meccanico fine a se stesso: è un modo per interiorizzare le posizioni, le diteggiature e soprattutto il suono di ogni accordo nel contesto della tonalità.
Alcuni consigli pratici per rendere questo workout più efficace:
- Suona lentamente all’inizio, ascoltando ogni accordo prima di passare al successivo
- Usa una backing track in Re Minore dorico per contestualizzare subito quello che stai imparando
- Prova a registrarti mentre suoni: l’orecchio esterno rileva cose che sfuggono mentre si è concentrati sulle dita
- Non correre verso la velocità — la fluidità arriva dopo, la comprensione deve venire prima
Nel corso Supercharge Your Chords trovi anche il PDF con le trascrizioni complete di tutti questi esercizi e una backing track dedicata — strumenti che rendono molto più efficace il lavoro autonomo a casa.
Dai tre set alle sei corde: espandere il sistema su tutta la tastiera
Uno dei passaggi più interessanti della lezione riguarda l’estensione di questi voicing agli altri set di corde. Fino a questo punto, il lavoro si era concentrato sulle prime tre corde (Sol, Si, Mi acuto). Ma la chitarra ha molto altro da offrire, e portare i cluster su set diversi apre possibilità timbriche completamente nuove.
Elia propone di spostare l’intero sistema, ad esempio, sulle corde dal Re al Sol — un set che produce un suono più corposo e meno brillante rispetto alle prime tre. La logica armonica rimane identica, ma le diteggiature cambiano, e questo è un ottimo modo per sviluppare la conoscenza della tastiera in modo organico.
Perché vale la pena farlo? Ci sono almeno tre buone ragioni:
- Flessibilità tonale: in certe tonalità può essere molto più comodo suonare in una zona della tastiera piuttosto che in un’altra
- Controllo del registro: puoi scegliere note più gravi o più acute a seconda dell’arrangiamento
- Diteggiature alternative: lo stesso voicing su un set diverso può risultare più naturale per la mano sinistra in certi contesti
Il consiglio è di esplorare sistematicamente tutti i set disponibili, costruendo una mappa mentale di dove vivono questi accordi lungo tutta la tastiera.
Contestualizzare i cluster: quando usarli (e quando no)
Un aspetto che Elia sottolinea con intelligenza è la questione del contesto. I cluster voicing non sono una soluzione universale — hanno un carattere preciso, una densità armonica specifica, e funzionano benissimo in certi arrangiamenti e meno in altri. Usarli a sproposito rischia di rendere la musica confusa invece di arricchirla.
Nel video, viene mostrato un esempio su un pedale di Re Minore dove i cluster vengono mescolati ad altri elementi: la scala pentatonica, la scala dorica, i drop chord, gli accordi quartal. Ognuno porta il proprio colore, e i cluster si inseriscono come un tassello tra gli altri — non come protagonisti assoluti, ma come uno degli strumenti a disposizione.
Questa è forse la lezione più importante dell’intera puntata: imparare qualcosa di nuovo non significa usarlo sempre e ovunque. Significa avere una risorsa in più quando il contesto la richiede. I cluster voicing brillano su pedali tonali, in contesti modali, in brani con arrangiamenti aperti dove c’è spazio per quel tipo di colore. In un blues tradizionale o in un rock diretto, potrebbero sembrare fuori posto.
L’esercizio proposto — suonare su una backing track miscelando cluster, scale e altre forme di accordi — è esattamente il tipo di lavoro che costruisce il vero senso musicale. Non la tecnica isolata, ma la capacità di scegliere.
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Costruire un vocabolario armonico: il valore del metodo Garutti
Guardando questa seconda lezione nel suo insieme, emerge chiaramente un approccio didattico ben preciso. Elia non si limita a mostrare delle diteggiature cool — costruisce un sistema. Parte da una scala, armonizza ogni grado, introduce varianti (come la settima), poi espande il sistema nello spazio fisico dello strumento, e infine inserisce tutto in un contesto musicale reale.
Questo è esattamente il modo in cui si costruisce un vocabolario armonico solido. Non raccogliendo lick e forme a caso, ma capendo la logica che sta dietro ogni scelta. Quando sai perché un voicing suona in un certo modo, puoi adattarlo, modificarlo, usarlo creativamente invece di riprodurlo meccanicamente.
Se stai cercando di alzare il livello del tuo gioco armonico — che tu sia un chitarrista jazz, fusion, indie o semplicemente curioso di esplorare — il percorso offerto da Supercharge Your Chords offre esattamente questo tipo di approccio strutturato e musicale allo stesso tempo.
I cluster voicing sono uno di quegli elementi che, una volta entrati nel tuo repertorio, cambiano il modo in cui ascolti la musica. Inizi a sentirli nelle registrazioni, a riconoscerli negli arrangiamenti, a cercarli istintivamente sotto le dita quando stai improvvisando. E quando arriva quel momento, sai che lo studio ha davvero dato i suoi frutti.


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