La solitudine necessaria del musicista

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Canazza Tommaso - Quello delle mail

Quante ore hai passato da solo con la chitarra? Davvero solo. Tu, la chitarra, e silenzio.

Centinaia. Forse migliaia.

Mentre gli altri erano fuori, tu eri in camera a ripetere lo stesso passaggio. Mentre gli altri socializzavano, tu eri lì a cercare di far venire quel barrè. Mentre gli altri guardavano serie TV, tu eri con le cuffie a tirare giù un assolo.

E a volte ti sei chiesto: “Ma che c***o sto facendo? Perché mi isolo così?”.

La risposta è semplice: perché è necessario.

La chitarra richiede solitudine. Non puoi imparare a suonare in mezzo alla gente. Non puoi sviluppare tecnica chiacchierando al bar. Serve tempo da solo, concentrato, senza distrazioni.

E questo ti cambia.

Nessuno vede le ore che passi da solo a studiare. Vedono solo il risultato quando suoni dal vivo o posti un video.

“Wow, sei bravo!” ti dicono. E tu pensi alle cinquecento volte che hai ripetuto quel fraseggio. Alle serate passate con il metronomo. Alle dita doloranti. Al sudore. Alla frustrazione.

Tutto invisibile.

Plini ha parlato di questo. Anni passati nella sua camera a comporre, registrare, provare. Nessuno lo vedeva. E poi un giorno ha pubblicato qualcosa, ed è esploso. Ma il lavoro vero? Quello era tutto fatto prima, da solo, senza testimoni.

Lo stesso per Ichika Nito. Video perfetti, tecnica incredibile. Ma dietro c’è una quantità di ore da solo con la chitarra che la maggior parte delle persone non può nemmeno immaginare.

Il lavoro invisibile è dove succede la magia. Ma richiede solitudine.

Con la chitarra, la solitudine è produttiva. È dove impari, dove sperimenti, dove sviluppi la tua voce. Non è fuga. È costruzione.

Viviamo in un mondo che ti bombarda costantemente. Notifiche, messaggi, richieste di attenzione. Silenzio vero è raro.

Ma quando prendi la chitarra e chiudi la porta, quel silenzio arriva. È solo tu, le tue dita, le note. Nessuno che ti giudica, nessuno che ti distrae. Solo presenza.

E in quel silenzio impari a stare con te stesso. Impari ad ascoltarti. A capire cosa vuoi dire con la musica

La gente che non suona non capisce. “Ma perché non esci?”, “Sempre con quella chitarra”, “Non ti annoi da solo?”.

E tu provi a spiegare, ma non possono capire. Perché non hanno vissuto quella sensazione. Di essere così assorbiti da qualcosa che il tempo sparisce. Di essere così concentrati che tre ore sembrano trenta minuti.

Non è noia. È il contrario. È essere completamente vivi, completamente presenti.

Tom Misch ha detto in un’intervista che la sua stanza, da solo con la chitarra e le tastiere, è il suo posto sicuro. Non è isolamento, è dove si sente più se stesso.

E se gli altri non capiscono, va bene. Non devono. È la tua cosa.

La solitudine del musicista non è una debolezza. È una forza.

È dove nasce tutto.

Tommaso Canazza

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