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Sei un pessimo giudice di te stesso

Immagine di Canazza Tommaso - Quello delle mail
Canazza Tommaso - Quello delle mail

Hai mai registrato qualcosa pensando “fa schifo”, poi l’hai fatto ascoltare a qualcuno e ti ha detto “è figo”?

Oppure hai mai suonato dal vivo convinto di aver fatto un disastro, e dopo tutti ti hanno fatto i complimenti?

Oppure al contrario: hai suonato qualcosa che ti sembrava perfetto, e riascoltandolo hai pensato “ma che c***o ho fatto?”

Benvenuto nella distorsione percettiva. Sei un pessimo giudice di te stesso. E lo siamo tutti.

Quando suoni, il tuo cervello è occupato a fare mille cose. Controllare le dita, pensare alla prossima nota, gestire il timing, monitorare gli errori.

E ogni piccolo errore che fai, per te è ENORME. Una nota leggermente stonata? Ti sembra un disastro. Un timing impreciso? Ti sembra che tutti lo notino.

Ma chi ascolta non è nella tua testa. Non sa cosa volevi fare. Non sente gli errori come li senti tu.

Magari quel bending “imperfetto” per te, per chi ascolta suona espressivo. Magari quel timing “sbagliato” dà un feel particolare. Magari quella nota “stonata” nessuno l’ha notata.

La distanza tra quello che percepisci mentre suoni e quello che gli altri sentono è enorme.

C’è questo bias cognitivo chiamato “effetto spotlight”. Pensi che tutti stiano notando ogni tuo errore, come se ci fosse un riflettore puntato su di te.

Ma la realtà? La maggior parte delle persone non nota nemmeno un decimo di quello che pensi sia evidente.

Suoni davanti a dieci persone, sbagli una nota, e pensi “tutti se ne sono accorti”. Ma probabilmente otto non l’hanno sentita, una l’ha sentita ma non gliene frega niente, e solo una l’ha notata davvero.

Ma tu sei convinto che tutti ti abbiano giudicato. Che tutti abbiano pensato “che schifo”.

È una bugia che ti racconti. Il riflettore esiste solo nella tua testa.

Tra l’altro, sono stati compiuti proprio degli esperimenti sociali basati su questo concetto. E hanno dimostrato che il solo pensare di essere giudicati fa cambiare il proprio atteggiamento.

Quindi… fregatene… anche perché non hai mai il controllo su quello che pensano gli altri.

Spesso suoni meglio di quanto pensi. Non puoi fidarti del tuo giudizio mentre suoni. O subito dopo. Sei troppo coinvolto, troppo critico, troppo dentro.

Questa distorsione vale in entrambe le direzioni.

A volte suoni peggio di quanto pensi. Registri qualcosa convinto sia figherrimo, riascolti il giorno dopo e pensi “ma come ho fatto a pensare che fosse buono?”.

Perché sul momento eri gasato, eri preso dall’energia, dal flow. E il cervello ti ha ingannato facendoti sentire meglio di quanto stavi suonando.

Serve distanza. Serve tempo. Serve riascoltare a freddo. O meglio ancora, serve un’altra persona che ti dà feedback oggettivo (se hai amici che sono in grado di farti critiche del genere, tieniteli stretti).

Sei il peggiore giudice di te stesso

Non perché sei stupido. Ma perché sei troppo coinvolto.

È come cercare di vedere la tua faccia senza specchio. Non puoi. Hai bisogno di uno strumento esterno – uno specchio, una registrazione, un’altra persona – per vedere la realtà.

Quindi smettila di fidarti ciecamente di quello che pensi mentre suoni. O subito dopo.

Scoprirai che spesso suoni meglio di quanto pensi.

La percezione spesso mente, ecco perché a volte cambiare prospettiva non fa male.

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